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Come si calcolano le diottrie [guida rapida!]

Come si calcolano le diottrie [guida rapida!]

Se porti gli occhiali da vista di sicuro qualcuno ti avrà fatto questa domanda almeno una volta: “Quante diottrie ti mancano?”

Nel linguaggio comune, infatti, si fa molta confusione tra diottrie e decimi e si usano come sinonimi termini che, in realtà, hanno significati molto diversi l’uno dall’altro.

Cerchiamo di fare chiarezza su cosa intendiamo per decimo e cosa per diottria così da vederci meglio nel mondo dei difetti visivi.

Che cosa sono le diottrie?

La diottria è, per definizione, l’unità di misura del potere di rifrazione di una lente. La diottria si riferisce alla capacità della lente di modificare le direzioni dei raggi del fascio di luce che entra nella lente per focalizzarli in modo da formarne un’immagine.

Complicato? Un po’, ma proviamo a semplificarlo dicendo che una lente ha il potere di una diottria quando ha il fuoco a un metro di distanza, quando, cioè, a questa distanza riesce a produrre un’immagine nitida partendo dai raggi di luce che intercetta. Tanto più una lente è “forte”, tante più sono le diottrie che esprime.

L’occhio è una lente naturale positiva, con un potere di rifrazione pari a 59 diottrie.

Come si calcolano le diottrie?

Esiste una scala convenzionale per il calcolo delle diottrie dove ogni gradino vale 0,25. Questa scala permette di valutare scientificamente la gravità del difetto visivo, generalmente in tre livelli:

  • Lieve (sotto le tre diottrie mancanti)
  • Intermedio (tra tre e sei diottrie mancanti)
  • Elevato (oltre le sei diottrie mancanti)

In base a questa indicazione l’ottico potrà produrre la lente ideale per correggere il difetto del paziente.

Ma non è tutto.

Se avete sottomano un classico referto da visita oculistica vi accorgerete che a fianco dei numeri appaiono il segno più o il segno meno. Cosa significano? Segnalano la forma della lente. Se, infatti, siamo di fronte a un caso di miopia sarà necessaria una lente concava e, quindi, a fianco dell’indicazione della diottria apparirà un meno. Quando, viceversa, l’occhio soffre di ipermetropia, ovvero è in difficoltà a focalizzare da vicino, sarà necessaria una lente convessa.

Tutto semplice? Non proprio. Intanto perché esistono difetti della vista più articolati, come ad esempio il comunissimo astigmatismo, o combinazioni di problemi, miopia e presbiopia per dirne una, che richiedono una lavorazione particolare delle lenti.

In secondo luogo, perché non abbiamo ancora parlato dei decimi.

Che differenza c’è tra decimi e diottrie?

Forse vi stupirà saperlo ma fra decimi e diottrie non c’è nessun rapporto. Con i decimi calcoliamo infatti il cosiddetto visus, ovvero la capacità dell’occhio di leggere le lettere da una tavola posta a una certa distanza. ‘Avere dieci decimi’ significa, banalmente, riuscire a leggere senza l’ausilio di lenti correttive tutte e dieci le righe della tavola optometrica, comprese quelle con le lettere più piccole. Se riusciamo a leggere solo otto righe avremo otto decimi, sei righe sei decimi e, in casi molto fortunati, potremmo avere addirittura dei soggetti con undici, dodici o anche quattordici decimi.

In ogni caso, nella scelta dell’occhiale, sono le diottrie l’unico indicatore scientifico che va valutato. Per questo è sempre bene verificare le certificazioni delle lenti che si vanno ad acquistare. Gli occhiali da vista, infatti, sono dispositivi medici di classe I e possono essere prodotti solo in laboratori specializzati e approvati.

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